sabato 14 febbraio 2015

Gli editoriali di IB. La politica italiana: una continua corsa alla ricerca del consenso

A cura di Libero Pensiero

E' a tutti noto quanto l'italiano sia creativo, ma al tempo stesso individualista, e un pò egoista. Sempre alla ricerca di spazi e modi per mettersi in mostra, l'italiano dà tuttavia il meglio di sè quando si butta in politica. Mentre in altri paesi la politica è intesa prima come servizio alla comunità e quindi come esercizio del potere o comunque semplicemente realizzazione personale senza secondi scopi (pensiamo ad esempio a due grandi nazioni come gli Stati Uniti e la Germania), in Italia la politica è al contrario vista come un'occasione per arrivare nella stanza dei bottoni e quindi ottenere e gestire il potere, per fini personali e dei propri seguaci. In Italia, chi decide di fare politica ha in genere obiettivi a lungo termine ben definiti e pianificati. A differenza di altri paesi dove la politica è considerata come un'attività temporanea nell'arco dell'esistenza di un individuo, con lo scopo di mettere a disposizione della propria comunità le proprie competenze per contribuire alla sua crescita, in Italia spesso la politica è vista come professione da cui ottenere sia benefici economici che personali. In effetti il politico medio italiano, è spesso individuo privo di talenti e competenze specifiche, e vede nell'avventura politica un mezzo per fare carriera e crearsi un mestiere.
Tuttavia, per arrivare ad ottenere il tanto agognato posto al sole, vivendo in una nazione democratica basata sul consenso popolare, l'aspirante politico deve creare i presupposti, la base per la propria scalata personale. Se poi, come spesso accade, i suoi talenti sono limitati, il consenso e la creazione ad arte di un curriculum di eccellenza diventano strumenti imprescindibili per raggiungere l'agognata meta. Tutto ciò spiega perchè mediocri professionisti nel proprio settore, trasposti nella politica si trasformino in geni della gestione della cosa pubblica, di cui la comunità non può fare a meno. Mediocri tecnici nella vita, diventano magicamente abili amministratori della cosa pubblica, risanatori di bilanci fallimentari, promotori di iniziative epocali, risolutori di problemi sociali o ambientali secolari. Sicuramente un talento lo dobbiamo riconoscere a questi individui: la capacità di vendersi per quello che non sono e carpire il consenso dell'elettore. Negando una regola fondamentale della vita: si è ciò che si è in grado di fare, non ciò che si appare.
La ricerca del consenso da parte di questi politici avviene spesso creando reti clientelari o sfruttando quelle già preesistenti, soprattutto nell'ambito associazionistico, comparto molto fiorente per queste ragioni nel nostro belpaese. Una volta raggiunto il proprio obiettivo con il consenso di pochi, e con una rete di sopravvivenza costruita ad arte, il politico deve alimentare il proprio consenso, che gli garantisce la posizione occupata e gli permette di mantenere il potere. Ecco quindi che elargisce alle minoranze che lo sostengo benefici, spesso inutili per la maggioranza dei membri della comunità, ma sicuramente utili per alimentare il consenso. E' quindi questa continua ricerca del consenso, finalizzata al mantenimento del potere fine a se stesso che impedisce la crescita delle nostre comunità.
Solo una politica veramente trasversale che badi alle vere esigenze di tutti e del paese e non a quelle di pochi e alle loro spesso minori necessità, può fare risollevare il nostro paese, partendo dai piccoli borghi, come la nostra bella Besnate. Per fare questo tuttavia è necessario che chi affronta la politica abbia il coraggio di farlo senza l'obiettivo primario della ricerca del consenso per sè e per i suoi accoliti.
Noi di Indipendenti per Besnate non cerchiamo il consenso fine a se stesso e a tutti i costi, ma l'appoggio dei cittadini per fare cose pratiche, a volte anche apparentemente poco accettate dalle potenti minoranze, ma che possono avere un beneficio per la grande comunità di Besnate e per il futuro del suo antico borgo.