sabato 14 marzo 2015

Gli editoriali di IB. La convivenza si basa sulla cultura del rispetto, non della tolleranza - Prima parte

A cura di Libero Pensiero

I recenti avvenimenti terroristici di Parigi, l’avanzata dell'ISIS in Nord Africa e in Medio Oriente, i continui sbarchi di migranti sulle coste del nostro Paese, le aggressioni a cittadini italiani da parte di immigrati clandestini, hanno drammaticamente portato alla ribalta dell’opinione pubblica il grave problema del rapporto tra la cultura (liberale) occidentale e quella (integralista) islamica.
Ma perché queste due civiltà non riescono a trovare un punto di incontro, se non nell'antagonismo basato sulla forza? Perché non è possibile una pacifica convivenza, nel reciproco rispetto? Personalmente penso che l'errore si insito nell’approccio sbagliato alla questione da parte di noi occidentali, frutto di profonda disinformazione e “ignoranza”.

Sbagliamo ad analizzare la civiltà islamica con gli stessi parametri usati per la nostra civiltà occidentale. Quest’ultima, nasce da secoli di contrapposizione tra culture che hanno abitato il bacino del mediterraneo e quelle nordiche. La nostra civiltà ha profonde radici nella cultura greca e romana, successivamente profondamente influenzate dal cristianesimo, che ha avuto l'intelligenza di trattenere il meglio delle culture pagane, e di trasformarle in un movimento moderno, volto al progresso della società. La civiltà secolare che ne è derivata, nella sua imperfezione - ricordiamo la piaga delle indulgenze che ha portato alla nascita del luteranesimo, la santa inquisizione e l'auto da fè, il rogo a Giordano Bruno, il processo a Galileo e lo scontro tra scienza e fede, ecc. -  ha generato il rinascimento prima, l'illuminismo poi, e quindi le filosofie più moderne. Ha dato vita a un documento importante per tutta l'umanità: la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino”. Attraverso guerre fratricide e passando attraverso il Concilio Vaticano II, la nostra civiltà si è liberata da superstizioni e imposizioni, diventando infine laica. Una società, che bene o male cerca di mantenere un’equidistanza tra movimenti religiosi e politici nell'interesse prima di tutto della persona e del cittadino. Sull'altro versante c’è una società di stampo ancora tribale, governata spesso dal fanatismo religioso e tenuta insieme il più delle volte con la forza. Non è infatti singolare che gli unici stati dell’area nordafricana o medio orientale, che in qualche modo reggono alla spinta integralista, siano quelli governati con il pugno di ferro da spietati dittatori o da ricche monarchie che condividono la ricchezza con i loro sudditi, mantenendo gli animi tranquilli. Conoscere la storia dell’Islam e dei ripetuti tentativi di invasione e sottomissione dell’Europa (la battaglia di Poitiers, la reconquista spagnola, la caduta di Costantinopoli, la battaglia di Lepanto, l'assedio di Vienna, per citare solo alcuni momenti salienti) ci aiuta a comprendere quale sia la molla che spinge il fanatismo religioso islamico.

Noi occidentali vogliamo a tutti i costi portare la nostra democrazia in paesi che non sono ancora pronti a certe forme di governo. La guerra in Iraq, la fine dell’assolutismo in Libia e in Egitto, la situazione tunisina e siriana, ci fanno capire quanto sia difficile mantenere l’unità politica in quei paesi senza il pugno di ferro. E’ singolare che questi paesi, per lo più nati da confini tracciati sulla carta geografica dai colonialisti britannici al termine della prima guerra mondiale, dopo la caduta dell’impero ottomano, retti da oligarchi voluti dalle stesse potenze occidentali, siano ora visti dagli stessi paesi sostenitori come feroci dittature da abbattere.

Noi comuni cittadini sbagliamo quando pensiamo che questo sia solo uno scontro di civiltà. In realtà si tratta più propriamente di uno scontro per la supremazia economica. Parliamo infatti di paesi privi di materia prima, se non il petrolio, e in alcuni casi il gas naturale, che tanto serve a noi occidentali. E noi quindi cosa facciamo? Destabilizziamo per ottenere ciò che ci serve di più: il petrolio, alle migliori condizioni. Creiamo conflitti che ci portano profitto. Avete mai pensato che non ci sarebbero guerre in quei paesi se noi non vendessimo auto, mezzi militari e armi ai “combattenti per la libertà” (alias terroristi)?

...continua con la seconda parte...