martedì 24 marzo 2015

Gli editoriali di IB. La convivenza si basa sulla cultura del rispetto, non della tolleranza - Seconda parte

A cura di Libero PensieroEcco la seconda parte dell'editoriale. Per chi si fosse perso la prima parte...

Paragoniamo le moschee alle chiese cristiane e chiediamo libertà di culto anche per i musulmani. Belle e ammirevoli parole, sulla carta. Provate a entrare in una moschea “italiana”, o meglio in un centro culturale islamico, dove si prega, ma si fa anche propaganda e si istiga spesso alla supremazia nei riguardi della nostra decadente società occidentale. Società, a detta dei musulmani, priva di valori, ma soprattutto da convertire (con la forza) al vero unico Dio. A parte che a questi estremi la chiesa cattolica non è mai arrivata, nemmeno ai tempi del medioevo, nemmeno quando i missionari al seguito dei conquistadores convertivano nel sangue gli indios centro americani o i crociati sterminavano la popolazione della Palestina. A parte che il potere temporale della Chiesa è terminato con la breccia di Porta Pia, al suono della marcia dei bersaglieri. A parte tutto questo: la chiesa cattolica ha firmato un concordato con lo stato italiano che garantisce i diritti di chi vuole professare la propria fede in libertà, nel rispetto della libertà “laica” dello stato. Perché l’islam non vuole scendere a patti nel rispetto del nostro stato sovrano? Forse perché l’autoritarismo si esercita senza scendere a patti con nessuno. Questo non è un segno di rispetto nei confronti del popolo italiano e della sua cultura. Si tratta di esercizio dell'antagonismo politico e culturale allo scopo di sovvertire l'ordine costituito e sostituire forme di governo e pensiero correnti.

Per ignoranza storica e disinformazione poniamo il dialogo con la civiltà islamica sul nostro stesso piano. Ciò non è possibile. Noi non conosciamo il nostro interlocutore, parliamo di tolleranza, ma non chiediamo rispetto. Queste due parole magiche sono il più delle volte fraintese, dall'opinione pubblica, dai politici e dai media. Personalmente penso che verso ogni individuo sconosciuto il primo sentimento che debba nascere sia il rispetto. Se chi mi sta di fronte è “diverso” da me devo comprendere le sue ragioni, rispettarle, ma nello stesso tempo esigere da lui lo stesso approccio. Ciò significa che se l’ambito del rispetto viene travalicato, se il confine viene superato, la libertà di uno dei due viene violata. Ma mentre la nostra società è basata sui principi di eguaglianza, libertà e fraternità che sono soprattutto concetti laici, privi di ogni religiosità, anche se mutuati dal cristianesimo, la società islamica è invece basata sul convincimento che l’altro sia da sottomettere perché impuro e “non in grado di capire la vera ragione e la vera fede”.

Ecco quindi il nostro grande errore globale: considerare che l’altro debba essere tollerato. Un errore che nasce come contrapposizione al termine intolleranza, che significa “mancanza di sopportazione”. Tolleranza al contrario significa, letteralmente, la capacità di sopportare qualche cosa che in sé sia o potrebbe essere spiacevole, dannosa, mal sopportata. Quindi non stiamo tollerando senza danno? No, noi stiamo sopportando delle situazioni e degli atteggiamenti “irrispettosi” e addirittura lesivi della nostra libertà e dei nostri diritti, semplicemente senza interagire. Lasciamo che i nostri spazi vengano invasi, e non condivisi. Lasciamo che la nostra libertà sia erosa.
Dico a chi mi legge, ma soprattutto ai giovani: leggete, informatevi, siate aperti. La storia si ripete, perché l’umanità non ha attitudine alla memoria. Se così fosse potremmo fare grossi passi avanti con piccoli sforzi. Invece, ci tocca avanzare come le tartarughe e procurarci inutili sofferenze.

Infine, poniamoci una domanda: le cose che ho scritto potrebbero essere scritte "senza conseguenze" in un paese islamico?