giovedì 23 luglio 2015

Che l’immigrazione rappresenti una risorsa per la comunità, non una causa di emergenza sociale

A Cura di Libero Pensiero

Pur essendo l’immigrazione un argomento di grande attualità ed ampiamente dibattuto, non abbiamo mai affrontato in queste pagine l’argomento in modo specifico. Lo facciamo, vista la grande attualità dell’argomento, come al nostro solito, con il dovuto distacco e la necessaria lucidità mentale.
Il nostro paese, come purtroppo tanti di quelli che si affacciano sul mediterraneo, sta soffrendo un’eccezionale ondata migratoria di disperati che si muove dalle coste africane verso la vecchia Europa. Si tratta di migranti che fuggono da guerre e genocidi, o più spesso di persone in cerca di fortuna e di un futuro migliore lontano da un mondo di miseria. Un fenomeno senza precedenti che viene gestito dalla politica italiana e europea con assoluta superficialità e con scarsa conoscenza delle sue cause e conseguenze. I politici litigano nelle aule istituzionali, nei talk show televisivi, e sulle pagine dei quotidiani. La destra accusa la sinistra di non fare nulla, abbozza soluzioni pratiche, ma drastiche, e raggiunge il suo scopo: mietere facilmente il consenso tra i potenziali elettori. Mentre la destra cavalca a sua vantaggio una facile demagogia, la sinistra, fortemente ancorata a ipocriti cliché di solidarietà, tenta di contrastare, con il supporto della sua "intellighenzia", le tesi protezionistiche della destra. Al contrario di quest’ultima, la sinistra persegue l’accoglienza ad ogni costo e senza ragione. In mezzo, una vasta gamma di posizioni, più o meno trasversali, rinfocolate da motivazioni religiose, etiche, umanitarie, ecc. Una cosa è certa: a destra, a sinistra e nel centro comunque si lucra - economicamente, ma anche politicamente - sul fenomeno. Associazioni che si definiscono no-profit, cooperative di vari colori, affaristi e politici di mezza tacca, albergatori falliti, cavalcano il fenomeno e aumentano i profitti sulle spalle della povera gente. La politica egoista, fa paradossalmente della solidarietà un'ipocrita bandiera da sventolare quando più fa comodo. A cui ogni tanto aggiungere la favoletta della “cattiva madre Europa”.
Il controllo cosciente ed intelligente dei fenomeni migratori e il serio contrasto all’immigrazione clandestina non è tutto questo. L'immigrazione non è un argomento da sfruttare demagogicamente per scopi politici o per catturare o conservare voti. Affrontare seriamente il problema significa gestire consapevolmente il presente e il futuro della nostra comunità, faticosamente originata da secoli di convulse lotte, e densa di tradizioni, nella quale possono essere accolte tutte quelle persone che accettino le regole del vivere civile, in salute e sicurezza; due condizioni fondamentali che la repubblica deve garantire per costituzione a tutti gli italiani, nativi o meno, purchè la rispettino. Il risultato di questa anarchia gestionale, voluta dalla incompetenza della politica e dalla endemica corruzione italiana, è rappresentato dal degrado delle periferie, dall'esplodere della povertà, dalla sofferenza dei nostri anziani, dalla rabbia dei nostri giovani nei riguardi di un incerto futuro. Gran parte della comunità soffre, inascoltata, spesso brutalmente snobbata.
E a proposito di degrado, apro una parentesi. Voglio portare un’esperienza personale di una recente visita a Roma Capitale. Una città meravigliosa, che ho avuto la fortuna di visitare decine e decine di volte nel corso della vita e di “vivere” nella sua quotidianità. Ebbene la città eterna si è trasformata in una enorme cloaca (si badi non quella “maxima” di imperiale memoria, tanto utile nei secoli alla città), in una casba di questuanti che importunano i turisti, che oltraggiano i monumenti storici; nella più totale ignoranza e disprezzo della grande civiltà da cui ha origine il mondo occidentale. E vi potrei parlare anche della Stazione Centrale di Milano… L’incapacità di gestire un fenomeno naturale, ciclico, come le ondate migratorie, che si sviluppano soprattutto in concomitanza di vasti conflitti o gravi crisi economiche mondiali, significa una cosa sola. Siamo una società decadente, svuotata di valori fondamentali, assoluti, priva di etica e comportamenti. Così “non-valori”, come il becero tradizionalismo fine a se stesso, la solidarietà a tutti i costi, l’ignorante visione di un mondo fatto di regole anacronistiche, dilagano. Chi scrive è convinto che una vera accoglienza debba basarsi su un’organizzazione consapevole, e competente, che preveda centri idonei, possibilmente non eccessivamente dispersi sul territorio, ma opportunamente decentralizzati; localizzati anche nei luoghi di partenza dei disperati. Ma soprattutto deve basarsi sulla conoscenza del fenomeno e la sua adeguata gestione. Strutture attrezzate (e non alberghi o appartamenti privati o palestre), gestite con professionalità e sottoposte a sorveglianza continua da parte di personale idoneo. Non carceri, ma centri di accoglienza e smistamento degni di questo nome gestiti dallo Stato e dalle istituzioni e non da fantomatiche associazioni “no profit” che lucrano su queste attività. Centri dove chi ha veramente bisogno di asilo possa essere riconosciuto tale e accolto degnamente, purchè dia il proprio contributo alla crescita della comunità, e ne diventi una risorsa, non un peso.
Potremmo continuare per molto. L’argomento è complesso. Per ora ci fermiamo qui. Chissà, magari ritorneremo su questo argomento tanto caro alla politica. Possiamo per il momento assicurare i nostri sostenitori e tutte le persone ragionevoli, consapevoli e giuste, che il nostro gruppo misto “Indipendenti per Besnate” sostiene l’accoglienza “intelligente”, che non si deve trasformare, come sempre più spesso accade, in una violenza di Stato non solo sui cittadini, soprattutto quelli più poveri e indifesi, ma anche sui disperati che vengono accolti nella speranza di una vita migliore. Noi non siamo per le classifiche, chi viene prima (cittadini), chi viene dopo (migranti). Tutti quelli che possono godere dello status di cittadini italiani, possono contribuire alla comunità, ma devono farlo con impegno, e rispetto delle regole e degli altri. Questo vale anche, e soprattutto, per la politica, e chi amministra le nostre comunità.