martedì 19 aprile 2016

Lagozza sì, Lagozza no. La nostra interrogazione al Sindaco.

Sulla diatriba tra la proprietà ed il Parco del Ticino riguardante lo svuotamento del laghetto esistente in località Lagozza, abbiamo presentato formale interrogazione al Sindaco. 
La questione verrà discussa nella seduta di consiglio comunale di mercoledì 20 aprile 2016, palazzo comunale ore 20,30.
Ne anticipiamo il testo riservandoci le nostre considerazioni in funzione della risposta del Sindaco.

Quello che chiediamo è una presa di posizione chiara e non equivoca dell'attuale Amministrazione nei riguardi del destino di un'oasi storica e ambientale, vanto di Besnate. Dopo avere "regalato" Besnate alla Coinger srl per la costruzione di un centro raccolta rifiuti non necessario di così grandi dimensioni ed ubicazione, bensì dannoso al paese, questa amministrazione si renderà responsabile della chiusura della Lagozza? A favore di quali interessi superiori, questa volta? Indipendenti per Besnate chiede che siano i Besnatesi a decidere!

Oggetto: Lagozza di Besnate. Laghetto o pozza di liquami ? Decide il Comune oppure il Parco del Ticino ?




Premessa.

Prendendo spunto dall’articolo de “La Prealpina” del 13 aprile 2016 dal titolo “Non fatemi svuotare la Lagozza” (allegato) vogliamo approfondire la questione.

La Lagozza di Besnate è un sito del periodo neolitico, inserito nelle Liste Unesco dei Siti palafitticoli preistorici dell'arco alpino. Il bacino della Lagozza un tempo era occupato da una vasta palude con basso fondale.

Con un dispositivo del 5 luglio 1967, il Ministero della Pubblica Istruzione impose ai proprietari di allora di lasciare il sito a prati perpetui per conservare i reperti archeologici interrati, senza La torba è dannosa per la salute perché rilascia una gran quantità di anidride carbonica nell’atmosfera in quanto materiale di origine vegetale i cui componenti non sono del tutto decomposti a causa dell’acidità. E’ invece assodato che la presenza dell'acqua protegge i reperti archeologici e ciò che resta delle palafitte in profondità. Di fatto l'area divenne una pozza di liquami maleodoranti e in presenza di precipitazioni intense, bacino di contenimento delle acque provenienti dalle aree più elevate del paese (di ciò esiste documentazione fotografica).
però valutare che il passaggio di trattori e botti di liquami delle aziende agricole circostanti avrebbe rovinato il sottosuolo in torba che ne conservava i reperti.

Tale laghetto provvisorio è divenuto perenne creando un habitat naturalistico, paesaggistico ed ambientale pregevole, tant'è vero che, per esempio, la foto della località è utilizzata dalla Proloco nella propria homepage, simbolo di qualità territoriale. E’ anche ambiente di biodiversità e luogo divenuto negli ultimi anni meta per passeggiate di svago, apprezzato sia dai besnatesi che da gente proveniente da fuori.

Nel PGT approvato nel dicembre 2012, il “Piano delle Regole” cita:

6.1 BENI STORICI ARCHITETTONICI E ARCHEOLOGICI. L’area è sottoposta a vincolo archeologico ai sensi dell’art.10 del D.lgs 42/2004 in quanto individuata con Decreto Ministeriale successivamente notificato ai proprietari nel 1967 come “Bene di interesse particolarmente importante” ai sensi della legge 1089/39. Nel Decreto, oltre a sottoporre l’area a tutela ai sensi della predetta legge (oggi sostituita dal D.lgs 42/2004) si prescrive che il terreno venga mantenuto a prato stabile.” (documento C.9 “Piano delle regole” pag. 28).
Ma la nuova situazione fattuale che esisteva da almeno un quinquennio in località Lagozza non è sfuggita agli Amministratori comunali che nell’anno 2012 inserivano nel PGT un capitolo specifico nella Relazione allegata al “Documento di Piano” che cita:

4.4.4 PROGETTO PER LA REGIMAZIONE DELLA LAGOZZA.

......al momento la roggia (Boschetti (Pont Peder)) spaglia nell’area denominata Lagozza, formando o meno un piccolo lago a seconda dell’intensità delle precipitazioni. L’Amministrazione, nel 2004, ha individuato una ipotesi di intervento per la regimazione della Lagozza, volto alla creazione di un laghetto perenne al posto dei frequenti allagamenti e prosciugamenti dell’area. L’intervento prevede la ricalibratura della roggia, per un tratto di circa 800 metri a partire dal ponte canale che attraversa la ferrovia, risagomando le sponde dell’area Lagozza e regolarizzando lo scolo che dalla Lagozza sversa nella valle sottostante denominata Valle Bagnoli. Il laghetto è previsto che debba avere una profondità media di circa 50 cm.. In considerazione della natura dei luoghi interessati, il progetto dovrà essere valutato per il suo impatto ambientale, e in particolare sulla fauna, e dovrà poter essere confrontato e condiviso con il Parco del Ticino.“ (Documento di Piano doc. A.19 pag. 68).

Il PGT in vigore fu approvato anche dal Parco del Ticino.
Ci risulta che una forza politica presente in Consiglio comunale ha presentato oltre un anno fa denuncia contro ignoti che a suo dire avrebbero ostruito un canale di drenaggio causando la formazione di un laghetto perenne. Chiedeva al Comune di intervenire per far defluire le acque dal laghetto rimuovendo una ostruzione (cioè ritorno al pantano) e preavvisando che in mancanza di intervento avrebbe informato altre autorità competenti in materia.

Non ci risulta che il Comune abbia attivato una procedura appropriata conseguente alla denuncia ma, al contrario, il Parco del Ticino ha poi autonomamente proceduto a contestazione per abusi, intimazione a svuotare il laghetto, sanzione di oltre 3.000 euro. Risulta che durante il processo verbale con contraddittorio la proprietà ha respinto l’addebito di responsabilità sollevata dal Parco.

          Considerato che:

-   il “Progetto per la regimazione della Lagozza” è presente nel PGT in vigore e che il Comune pare non abbia inteso procedere a seguito dell’esposto ricevuto,

-   la vicenda appare contraddittoria e paradossale, il Comune prevede un progetto di lago perenne, una forza politica ne chiede lo svuotamento, il Comune non interviene, il Parco del Ticino invece impone lo svuotamento e sanziona la proprietà responsabile, a suo dire, di aver creato le condizioni che formano l’invaso.

          Si chiede al sig. Sindaco:

-       a seguito dell’esposto/denuncia ricevuto, il Comune ha proceduto a contestazioni per abusi ?

-   Come intende il Comune tutelare le proprie competenze sul territorio che amministra ? Realizzare le previsioni di PGT o subire le iniziative assunte in autonomia dal Parco evitando il “confronto” e la “condivisione” invece esplicitamente previsti nel PGT, approvato anche dal Parco ?

-     Come intende il Sindaco salvaguardare l’area ? Intende agire per mantenere il laghetto o eliminarlo ?

-     Suggeriamo e nel contempo chiediamo al sig. Sindaco la Sua disponibilità ad organizzare una conferenza chiarificatrice sul tema con la partecipazione anche del Parco del Ticino e la presenza di esperti quali biologo/ambientalista, archeologo, medico e/o altre competenze in materia.


Ossequi.

Per il Gruppo Misto – Camillo Luini



mercoledì 6 aprile 2016

Dal TAR Milano la sentenza sui ricorsi avversi alla discarica di Via Alfredo di Dio.




A seguito dell’udienza tenutasi il 29 gennaio 2016 è stata depositata il 5 aprile scorso la Sentenza del TAR di Milano riguardante i ricorsi di cittadini besnatesi residenti nelle aree a confine, contro il progetto dell’impianto rifiuti della COINGER Srl in Via Alfredo Di Dio, di fronte al cimitero e affacciato alle case di via Tonale.

Con la predetta Sentenza il TAR motiva in 22 pagine il respingimento dei ricorsi, spese di giudizio compensate tra le parti. Anche noi ne abbiamo presa visione e rispettiamo l’esito del procedimento giudiziario anche se non condividiamo molte delle motivazioni addotte, non sintetizzabili in poche righe e che troveranno spazio in una successiva disamina.

Sarà anche legittima la discarica ma nulla cambia riguardo l’assurdità della scelta caparbiamente voluta dalla cordata LEGA/PARTITO DEMOCRATICO succedutisi nell’Amministrazione comunale besnatese tra gli anni 2004 – 2014 con i Sindaci Ravasi e Bordoni, senza escludere la vicinanza al progetto dell’attuale sindaco ing. Corbo che ha completato quello che altri hanno cominciato con la scusa che i giochi erano già fatti. Mai nessuna loro disponibilità a valutare l'insediamento in un'area alternativa da noi ed altri proposta, area di 3.500 mq. già di proprietà comunale, già area degradata in zona industriale confinante con i raccordi autostradali che avrebbe evitato l'attraversamento del paese dei mezzi pesanti diretti ai centri di smaltimento rifiuti, lontana dalle residenze.

Le conseguenze che subirà il nostro territorio avranno chiari responsabili.




Noi avevamo ampiamente illustrato in passato le ragioni della avversione a tale tipologia e localizzazione dell’impianto intercomunale di stoccaggio rifiuti  (qui i nostri articoli L'isoletta della salute (foto)     L'isoletta dei rifiuti è una realtà      Là dove c'era un bosco del Parco del Ticino    Aperto il cantiere del centro stoccaggio rifiuti ), per ragioni ambientali e di degrado, per il traffico pesante indotto e ripercussioni sulla salute generale del paese nonché ragioni di rispetto e decoro dell’area, cimiteriale ed anche residenziale. 
Aggiungiamo le sconvenienze finanziarie a tutto vantaggio di un ente terzo, esclusivo proprietario delle aree e dell’impianto. Oltre il danno la beffa dei 200.000 euro pagati del nostro Comune (soldi nostri) per la rotonda di accesso a servizio dell’impianto non comunale.
Un esempio da non imitare di grave inadeguatezza amministrativa.