lunedì 27 giugno 2016

A proposito di Brexit

A cura di Libero Pensiero
In merito al recente esito del referendum britannico sulla permanenza o meno nell’unione europea (il cosiddetto Brexit), è utile fare chiarezza su tante inesattezze, lette e sentite in questi giorni da media e politici nostrani, che hanno cercato di cavalcare l'onda (tanto per cambiare) per promuovere se stessi e la propria linea politica. Lo faccio per punti, per dare qualche spunto di riflessione al lettore.
Punto primo. Il referendum ha spaccato la Gran Bretagna, sia a livello culturale che generazionale:
  • A Londra il 60% degli abitanti ha votato per rimanere, in Scozia il 62% e in Irlanda del Nord il 56%: aspettiamoci un terremoto che scuoterà uno status quo mantenuto per secoli. La Scozia proverà nuovamente a lasciare il Regno Unito. L’irlanda del Nord tratterà la riunificazione con i fratelli repubblicani. Entrambe le nazioni premeranno per rimanere nella comunità europea
  • Il 73% dei votanti sotto i 24 anni ha votato per rimanere (il 62% tra 25-34 anni e il 52% tra 35-44 anni); il 60% delle persone sopra i 65 anni ha votato per andarsene (il 56% tra 45-54 anni e il 57% tra 55-64 anni). Significa che "molto democraticamente" persone con una aspettativa di vita relativa (anche inferiore ai 10-15 anni) hanno deciso "molto egoisticamente" il futuro delle nuove generazioni
  • Pur essendo elevata la partecipazione al voto “solo” il 72% degli aventi diritto al voto ha effettivamente votato. Ciò significa che circa 12 milioni di britannici non ha espresso il proprio voto
 Punto secondo. Cosa ci dice questo voto?
  •  Queste forme di referendum sono molto pericolose e prevendono una conoscenza delle conseguenze che non è alla portata di tutti gli elettori. In una democrazia rappresenttativa responsabile, tali decisioni andrebbero delegate al più competente Parlamento. Nel nostro paese questi tipi di referendum non sono ammessi
  • Lo scarto minimo tra i “leave” (fuori, 52%) e i “remain” (dentro, 48%) rende ancora più instabile questa decisione che incide sul futuro della Gran Bretagna. Si noti che nel referendum del 1975 il 67% dei britannici votò a favore dell’Europa (e la maggior parte degli scozzesi contro)
  • La democrazia è una conquista di tutto il popolo, ma il governo non può essere esercitato da tutto il popolo: per questo l’accesso ai parlamenti e ai governi avviene attraverso percorsi in grado di portare persone con elevata conoscenza dell’argomento e competenti
  • Governo di un paese e scopi di partito generano conflitti di interesse che possono avere conseguenze catastrofiche per tutti: con questo referendum il pirmo ministrao britannico Cameron ha anteposto gli interessi del proprio partito e la propria rielezione al bene del paese, e ha perso la scommessa
  • La Gran Bretagna ci manda un messaggio chiaro che dobbiamo assolutamente recepire: basta con questa Europa della finanza. La storia ci dice, da sempre, che un governo dei popoli basato sugli interessi finanziari porta alla guerra: la crisi economica che perdura da anni è a tutti gli effetti la conseguenza di queste politiche sbagliate
 Punto terzo. Perché questo voto non cambia nulla, anzi potrà avere effetti positivi su tutti noi.
  •  Perché la Gran Bretagna esce dall’unione Europea ma rimane in Europa, una casa comune dove la finanza e la politica europea, hanno un peso relativo nella vita quotidiana delle impree, delle unviersità e dei cittadini
  • Perché non è vero che l’economia della Gran Bretagna ne risentirà negativamente, in quanto membro del Commonwealth, un’unione che garantisce scambi commerciali ed economici al di fuori dell’unione europea tra un numero enorme di paesi e di popoli, con notevoli risorse naturali e materie prime
  • Nell’errore fatto, la Gran Bretagna ancora una volta ci dà una lezione di democrazia: Cameron ha sbagliato e si dimette
  • Non dimentichiamo che la Gran Bretagna è sì un paese dominante ed ex-imperialista, ma anche un paese lungimirante, costituito da un popolo generoso che ha sempre aiutato l’Europa nei momenti di bisogno. L'evento più recente a proposito è la seconda guerra mondiale: la Gran Bretagna è rimasto da solo in Europa a resistere al nazi-fascismo. Quindi, la decisione del proprio governo e dei propri cittadini rappresenta un messaggio importante per tutti gli altri europei
  • Perché potrà scuotere i paesi europei “dormienti” e interrompere l’egemonia economico-finanziaria del Quarto Reich e dell’asse franco-tedesco, favorendo un’unione più e prima politica che finanziaria ed economica
  • Perché potrà aiutare a rivedere le politiche comunitarie, magari decidendo di smettere di dare potere in Europa a paesi (Belgio, Lussemburgo, Polonia, ecc.) e persone (presidenti di commissione come Prodi, Barroso e ora Juncker) che di fatto sono marionette delle vere potenze europee. Ignavi che si fanno guidare dai potenti e che ora, molto anacronisticamente e pericolosamente, mostrano i denti ai britannici
Punto quarto. Quale può essere la lezione per l’Italia?
  •  In primis, la lezione è di democrazia: imparino i nostri politici come si governa un paese, dando spazio ai cittadini. E poi chi sbaglia si dimette. Chi governa deve essere eletto. Se sei eletto e perdi il consenso te ne vai
  • Cosa farà il nostro premier a questo punto con il tanto sbandierato referendum sulla riforma delle istituzioni? Scommettiamo che sarà "rimandato"?
  • La democrazia rappresentativa funziona solo se esercitata in modo consapevole
  • Per i cittadini decidere del proprio futuro, esercitare il diritto di voto prevede un dovere: quello di conoscere e uscire dall’ignoranza e dal bigottismo politico. Tra gli elettori italiani abbonda l'ignoranza politica e un irremovibile senso di appartenenza a partiti, associazioni, confessioni e corporazioni che è causa dell'immobilismo del nostro paese. In questo contesto anche leader mediocri possono eccellere e gudiare con presentua competenza il paese
  • Infine, non dobbiamo ascoltare i disfattisti nostrani che cavalcano l'onda del Brexit. Non c'è soluzione alternativa ad un'unione europea dei popoli. Dobbiamo lottare per per rifondare l'unione e renderla efficace e positiva per i cittadini. Dobbiamo asprirare ad una vera unione politica europea dove il bene comune prevalga sui nazionalismi
In sintesi, quanto accaduto nel Regno Unito, seppure sbagliato nella forma, segue una logica corretta di pressione su un modo di governare che non è accettato dalla stragrande maggioranza dei cittadini, che lo boccia se e quando ne ha l'occasione. Auspichiamo che si trovi una soluzione a questo pasticcio perchè l'apporto politico della Gran Bretagna alla comunità europea è irrinunciabile.